Da una e-mail dell'amico ConCalmaCiSiFa:
Antica Barberìa del Corso
Stamattina sono uscito con l'intenzione di tagliarmi barba e capelli. Sospettando il mio (ormai...) vecchio barbiere un cocainomane, mi sono diretto verso nuovi lidi, senza sapere dove questi lidi fossero.
Raggiunto quello che avevo decretato come fulcro e punto di partenza della mia ricerca di un barbiere, ho pensato di passare prima davanti a quello in cui un amico qualche mese fa mi disse di servirsi. Dico “passare davanti” perché si tratta di quei coiffeur da ggiovani, un po' gay e un po' gai, che sembrano discoteche per il giorno - i concittadini riconosceranno lo stampino “Vargas”-.
Per fortuna era chiuso, chiuso del tutto. Trasferitosi in via...figuriamoci se ho voglia di leggere. Tanto meglio.
A quel punto mi sono diretto deciso verso quello che, segretamente, era stato da subito il mio obiettivo. Sirio -poco oltre Rizieri-: un vecchietto con le ganasce rosse di capillari scoppiati e i basettoni micioni.
Forse perché il suo nome comunica al mio inconscio di altri pianeti, o forse perché più semplicemente la vista del suo negozio rammenta al mio conscio di altri tempi, fatto sta che passando di fronte a quel negozio ho sempre sognato di entrarci un giorno.
Purtroppo per la mia pazienza stava servendo un cliente e ne aveva altri tre già in attesa. Ho rinunciato.
Ho dirottato su una striscina di negozio lì vicino, dove ai tempi del liceo avevo accompagnato un amico. A differenza dell'altro che, essendo alla moda, è costituzionalmente destinato a passare rapidamente, questo c'è ancora. Noto che si chiama “Antica barberia”. Mi siedo. Mi invitano per lo shampoo, ma ci tengo prima a specificare che vorrei farmi anche la barba, e che glielo dico perché non so quale ordine prediligano.
Per tutta risposta la signorina mi dice: "Ma...noi non facciamo la barba."
Dunque, oggi ho imparato questo:
Non accade soltanto che le drogherie non vendano droghe.
Stanotte ce l'ho coi prepotenti.
Spero che da domani (che poi è già ora domani...allora facciamo che domani è quando mi sveglio) tutti i prepotenti che conosco e in particolare quei due rompipalle di cui parlo, siano diventati delle tremende sbobbe flaccidone e mollicce. Eccheccacchio, uno si dedica a passatempi e passioni con le migliori intenzioni e si trova tra i piedi gente che fa dell'insoddisfazione nella vita un cavallo di battaglia. Mi spiace ma non mi avranno, mi girano già tanto le balle per conto mio che figuriamoci se ho voglia di sorbirmi pure le escalations in consensi e simpatie di chi, come loro, se ne strasbatte della singola contraddizione che fa parte della molteplicità degli esseri umani.
Uno, nessuno, centomila. Per citare Luigi Pirandello, io sono il nessuno. Anzi, se mi sforzo a volte sono anche un po' uno.
I miei si quelli di Alino meno.
Senza troppi preamboli: ieri mi sono sentita addosso 14 anni. Non uno di meno, non uno di più!
"GIIIIIOOOOORG, GIIIIIIIIOOOOOOORG: SEI BELLISSIMO! IU ARE SO BIUTIFUL, Alino, gurda quant'è bello! Mamma, che stile, gurda com'è...Oddio, bello! E che voce, senti che voce, mammamia, dai balliamo, vieni, alzati batti le mani, balliamo, fischia, dai io non so fischiare. Fischia te, fagli due fischi, batti le mani! Ma che fai sbadigli? Non ti piace, uffa! Ma guardalo: oddio viene da questa parte... oddio se mi vede, chi lo sa magari mi puntano il faro vicino e mi vede. Anzi se ti vede te! Oddio: GIIIIIIIIOOOOOORG, SEI BELLISSIMO! SI I WANT YOUR SEX, GIIIIIIOOOOORG"
Alino, Santo Subito, s'è sorbito un concerto di due ore e mezzo, bello ma non del suo genere (è venuto con la maglietta dei Pearl Jam...), ha regalato i biglietti da posto d'onore e ha subito torture fisiche e psicologiche da parte mia, adolescente da prima liceo.
Pubblici ringraziamenti allora al mio cavaliere: grazie Ale...anche se non assomigli a George Michael (o a Mastroianni o a Jhonny Deep), grazie!
Per la cronaca: il concerto è stato (per me) molto divertente, George Michael è un bravo artista (soprattutto se piace). Aveva un entourage degno di ogni nota, coristi eccelsi, musicisti molto bravi ma soprattutto una scenografia eccezionale. Su uno schermo verticale (pavimento compreso) passavano immagini molto belle e si gonfiavano grandi fantocci di George Bush in preda a spasmi guerrafondai e razzistici.
Un bel concerto molto pop&funky e poco rock, ma un bel concerto.
Nella vita si è solo delle meteore.
In tutto.
Per tutti.
Si, mi sono sentita un po' così. Un po' Anita e un po' Audrey, come sempre!
Quando dal treno vicino a Ostiense si intravede il Cupolone provo un'ebrezza strana. Sto 'na a gabitale.
Ho passato due giorni romani molto estivi e molto belli, come solo Roma può offrire. Io e Roma. Un tete à tete, una due giorni solo per noi in cui sono stata abbracciata, cullata e coccolata dalle meraviglie eterne. Ogni volta è come se fosse la prima, ogni volta è sconosciuta.
Vagare soli, sperdersi, inebriarsi e poi ritrovarsi: di fornte al Pantheon, capolavoro dell'antichità; oppure di fronte al Bernini di Piazza Navona; o ancora nel centro di via Veneto. A volte capita di passare per zone meno conosciute, un vicoletto del Trastevere, una pergola su di un colle, un negozio di maschere, un bucatino.
Capita poi di cercare, passando dai passaggi meno battuti, le zone di pellegrinaggio di massa (come poterlo negare?). Ma cerco di sognarmi altra: Anita e il suo gattino da soli, con un Marcello al seguito. Di notte, fresca acqua di Fontana di Trevi. Marcello, io e Roma. Oppure su una Vespa, col bel Gregory cocchiere davanti a villa Borghese o sulle scale sopra Piazza di Spagna.
Brividi di emozione osservarla dall'alto del Colle, nella sua pienezza, nella sua vastità: tempi e modi che si accavallano, di cui non si vede la fine.
Alle scuderie del Quirinale, ammiro Roma e un suo estimatore: Santiago Calatrava, che con le sue forme ha regalato tre bellezze ulteriori alle eternità della città.
Roma, sempre.
Siamo all'Elba, arrivati ieri tardi. La casina che ci ha preso Massimo è bellina, piccola, accogliente e fresca.
Stamani mare, spiaggia di Zuccale. Caldo, sole. Verso le tre Ale ha un'immersione ed io approfitto per tornare a casa a riposarmi.
Siamo appena entrati in casa che vado ad aprire la finestra. Ale mi fa:"Ehi, guarda lassù!"
90: la paura.
90issima.
Non mi contengo: all'istante inizio a frignare "Buttala fuooooooriiiiii, uèuèuèuèuèuèuè, aiutoooooooo, uèuèuèuèuè". Alino la guarda, mi guarda, gli si dilatano le pupille e fa uno sguardo smarrito, forse non crede ai miei racconti di crisi di panico quando vedo le schifezze oppure non crede ai suoi occhi sulla mia crisi di panico in corso. Non lo so, ma io credo sia ai miei racconti che alla crisi. Invincibile Alino, riacquista la calma e mi invita ad uscire dalla stanza nel frattempo prende scopa e pattumiera e si butta all'inseguimento. Io lo osservo e piango. Lacrime abnormi mi escono dagli occhi, vorrei smettere ma non riesco e mi batte forte il cuore. Ho una paura! Piango a dirotto mentre continuo a gridare "Aiutooooo, buttala fuoooooriiiiii". Il mio eroe si arrampica perfino sul soppalco: sbang, stong, bamp, beng, bodoboing, tratratra, sdrisch, sdeng. "fffffiiiiuuuuu, ce l'ho fatta: è uscita dalla finestra, Ale. Calmati dai, è fuori." "Grazie amore mio, sei il mio eroe, mi hai salvata" è quello che la principessa vorrebbe dire al suo principe, invece io esco fuori e vedo due cose: A) che la finestra ha la zanzariera (quindi col cacchio che il drago dei miei incubi è passato di lì) B) ce ne sono altri due mimetizzati con lo zoccolo della parete parcheggiati lì fuori.
La paura da 90 è allora ancora in questa casa dove adesso io sono sola, nascosta sotto un trave o dietro un uscio. Ale sarà nonsoquanti metri sott'acqua (preoccupato per me, un pochino forse si perchè quando se n'è andato era in ritardo e un po' triste dell'avermi vista così spaventata), gli altri sono ancora tutti in spiaggia e rientreranno non prima di tre ore.
AIUTO, UN GECO MI UCCIDERA'!
Si, perchè poi i miei hanno due figlie femmine. Quindi il figlio unico è lui. Tutto della sua mamma, ciccino!
E' da metà maggio che mi domando dove posso aver cacciato il telo giallo e verde da mare, dai quello grosso che ci si sta in due, nuovo, che è bellino? L'hai presente? Via, quello che c'ha la margherita nel centro, di spugna grossa ma che asciuga veloce. L'hai visto?
Mamma: No. L'avrai lasciato in cabina?
Anna: No. L'avrai perso in Brasile?
Alberto: No. Che so io della tua roba?
Stamani nell'oblò della lavatrice vedo una roba gialla verde roteare, insieme a indumenti intimi del figlio unico di casa mia. Apro la lavatrice, vedo la meta delle mie ricerche. Domando immediatamente info alla mamma che risponde: Ah, ma dicevi l'asciugamano di Alberto? No mamma, quell'asciugamano non è di Alberto: è MIO. Davvero? io credevo che fosse di Alberto, comunque l'ho trovato stamani dentro quella sacca lì con la roba del surf, quella lì che sarà due mesi che era in macchina...lo potevo lavare o ti serve?
No, grazie, hai fatto bene a lavarlo. Perchè così si ammorbidisce e ci si annoda meglio al collo di tuo figlio, mamma. Stasera lo strozzo ad asciugamanate, il tuo piccino che non si interessa mai della roba altrui...nel senso che da quanto se ne fotte non si pone nemmeno il problema di cosa è suo e cosa non lo è.
Mio fratello è figlio unico: fa i ca**i suoi e basta.