Ieri, in un'illustre e istituzionale toilette lucchese.

Inizio
Ore 6.40 sveglia. Improvvisa e di soprassalto. Soprattutto in anticipo di 20 minuti rispetto alla norma. Mistero.
Ore 7.30 visita al nonno per la colazione: macchinetta del caffè, precedentemente preparata dalla sottoscritta, accuratamente svuotata dell'acqua dalla nonna. Risultato: guarnizione e beccuccio fusi, due polpastrelli strinati. Grida della nonna per i quattro canti. Nervosismo generale.
Ore 8.45 pazza corsa verso il loco di lavoro con freno anteriore della bici sbocconcignato ed eventuale caduta sull'asfalto umido. Salvata in corner da gambetta svelta! I passanti a bocca spalancata.
Ore 8.58 veloce arrivo nel giardino dell'ufficio. Sull'uscio guardo l'ora. Tolgo cappello, sistemo colletto della giacca, acciatto l'ovvio ciuffo ritto sulla cima della chiocca e: "Buong... ma porca mis... merda!" Merda di cane dal padrone sicuramente becco spiaccicata sull'uscio dell'entrata. Presa piena con scarpa e pantalone. (conato di vomito represso)
Ore 9.00 - Ore 9.10 pulizia della merda di cane dal padrone ovviamente becco.
Ore 9.10 - a più infinito (non trovo il simbolo sulla tastiera) maledizioni alle corna del padrone.
Fine
Ore 18.30 "una bella nuotata mi salverà."
Ore 18.40 bipbip bipbip "Ciao atleti, stasera niente allenamento. La piscina è a 35°! A mercoledì. L'Allenatore G."
Quando la giornata è di merda, non c'è via d'uscita. Merda!
Premessa: la piccola V, figlia dell'amica Ida, guagliona salernitana sta per compiere un anno. Sono settimane che penso ad un regalo da scegliere.
Ho incaricato mio padre, che lunedì scenderà a Napoli di provvedere a regalo e visita da parte mia.
Oggi entusiasta chiama: "Ho preso il regalo alla V! E' bellissimo. E' di Ikea!"
Preoccupata di trovarmi a casa un divano, uno sgabello o un comò, stasera vado a ispezionare l'oggetto.
Col sopracciglio alzato osservo lui, che ruma nel sacchettone blu. Sto pensando a un portaformaggio o al cavatappi. Sto già per scoccare la freccia avvelenata, quando mi mette in mano... una volpe.
Anzi, due volpi. La mamma volpe e la sua piccina. La mamma è dolce, morbida, rossa e col musino a punta. Per mano tiene una volpina piccola, dolce, morbida, rossa e col musino a punta.
Ripongo le armi e tiro fuori treccine e grembiulino.
"Ninnananna, ninnaò, la mia volpe a chi la do? Salve signora Volpe, ma che bella bambina che ha con se! Oh, volpine mie, che amori! Ciao, come ti chiami piccolo animaletto? Volpina? Che bel nome! Piccola! Oh, dolci, volpine mie!"
Temo proprio che la V sia troppo piccola per apprezzare un pupazzo, temo che la V non sia interessata a giocare con due volpi, temo che la V preferirebbe... che so io una bambola, temo che la V si beccherà un librino scelto in fretta e furia al supermercato domattina!
"Giorni e nuvole"
La prima cosa che mi è venuta in mente è stata la canzone di Paolo Conte quando nel ritornello dice "la faccia triste dell'America, il vento soffia la sua armonica. Che voglia di piangere ho".
Nel film infatti si parla di una faccia molto triste dell'Italia, il vento soffia su Genova e i protagonisti hanno sicuramente un'immensa voglia di piangere.
Vabbè, stupidaggini.
Il film non è solo bello, è appassionante. La storia potrebbe essere tra il banale ed il quotidiano ma il modo di rappresentarla esula da tutte e due le categorie. Il marchio stilistico del regista è a pieno sfruttato: totali di paesaggi si alternano ai primi piani dei protagonisti, una fotografia fatta di ombre e chiaroscuri caratterizza gli animi e i due attori gratificano le sensazioni dello spettatore con un coinvolgimento straordinario.
Sono rimasta inghiottita nelle fauci dello schermo per tutta la durata, senza fiatare domandandomi perchè. Non so bene cosa, quale perchè, in fondo si racconta una storia in cui non si chiede agli spettatori di dare risposte ma sarà per un particolare coinvolgimento personale (v. il rapporto padre-figlia, lo stato di annientamento del non lavorare, la preoccupazione di donna verso l'uomo) mi sono trovata proiettata nell'intreccio.
Antonio Albanese (che io, l'ammetto, sottovalutavo troppo) è un Michele bravo, stronzo, indifeso e coraggioso. Margherita Buy (che io, lo dico a gran voce, adoro) è un'elegantissima, efficientissima, precissima Elsa. Fa da contorno al loro forte legame, Genova, nuvolosa e affascinante.
"Giorni e nuvole" Silvio Soldini.
Lunedì mattina postfestivo.
Mi sveglio alle 4.30 soffocata dal raffreddore. Mi riassopisco.
Mi risveglio alle 5.30 per il raffreddore e un incubo.
Aspetto le 7 rattrappita nel letto.
Alle 7.20 mi accorgo che quella schifo di sveglia in quello schifo di cellulare non ha suonato.
Balzo giù dal letto: deodorante, calzini, canotta, scarpe, maglioncino, panatloni, giaccone, succo di frutta, lavo i denti e lavo viso, chiavi, casco e vespa.
7.30 a digiuno ma fuori: dieci minuti recuperati!
Monto in vespa: mmeeeem, prima, meeeeeeemmmmm, seconda, mmmmeeeeeeemmmm SCHIO'. Filo della frizione strappato.
Ma putt***zza della miseria inf**e! Ma proprio all'andata? Bastardo!
Mi viene in mente Rossella O'Hara, si domani è martedì, sediovuole.
L'amico Raffa-superallenato venerdì ci ha lanciato l'idea. Ieri ci abbiamo pensato, riflettuto, discusso e ridiscusso.
Stamani alle 9 è suonata la sveglia. L'Alino-volitivo voleva mantenere promessa fatta all'amico Raffa-superallenato.
Così la sottoscritta-nèvolitivanèsuperallenata stamani ha seguito l'Alino-volitivo, con un occhio chiuso e l'altro anche e lo stomaco in subbuglio da troppe precedenti scorpacciate.
Appena uscita dalla macchina la sottoscritta-nèvolitivanèsuperallenata ha sgranato gli occhi, allacciato gli scarponi, riempito la borraccia, ingranato la marcia e via.
Alla volta del rifugio CAI Forte dei Marmi. 4 ore di cammino totali con pausa pranzo di vino, prosciutto, pane e castagne.
Per ricordarmi che viaggiare è bellissimo, anche così.









foto (tranne le ultime due) di Alessandro Lazzerini
La prima sera a Marrakech passa con noi immersi nella follia del Ramadan, nella Djema El Fna. Io mi ubriaco di odori e sapori, rumori, cantastorie, tatuaggi all'henné, serpenti veri e serpenti finti. Il moezzin alle 6 in punto inizia a chiamare i fedeli alla preghiera, c'è solo un breve spazio di tranquillità. Poi, appunto, scoppia una specie di carnevale.
I mercanti non fanno altro che attirare la nostra attenzione sulle loro (bellissime) merci. La cosa all'inizio è innocua, dopo, quando il limite dei contatti fisici si fa labile io mi infastidisco... soprattutto per quel che riguarda "merci" di un certo tipo. Stè e Endriu ci ridono, io mi innervosisco. Mi raccontano allora dell'India... dopo mi calmo, non ci sono paragoni!
Ad una certa ora, decido comunque di salire. Mi sento sfatta, sporca e puzzolente, preferisco avviarmi per fare un bagno e infilarmi indisturbata nel letto.
La camera è sporca, la porta chiude male e le travi sono tutte mangiate in fondo. Il bagno ha un sacco di insetti che circolano indisturbati. Conto fino a 10 per non gridare più forte di un moezzin. Poi prendo coraggio e a ciabattate li ammazzo tutti, apro la doccia e lavo il pavimento. Poi finalmente mi lavo anche io.
Mi infilo nel letto e crollo. In un sonno profondo. Avverto che i ragazzi rientrano e mi riaddormento. Mi risveglio verso le 3, sento un sacco di rumore per la via: vociare, cantare, bottiglie, gridare. Una sorta di postCarnevalDarsena...
Alle 6 c'è il primo richiamo di Allah. Uno spavento... come se per un momento non mi ricordassi dove ero!
Ci svegliamo tutti: oplà, les garcons, colazione e partenza per Essouira.
Scendiamo giù per mangiare. Le tavole sono imbandite di ogni ricchezza: frutta fresca e secca, marmellate, miele, latte, thè au menthe, biscotti, uvette, yogurt, caffè, pain au chocolat, brioches, msemen, burro, uova e olio sale e pepe.
Per questioni di parcondicio io assaggio tutto. Quella cosa che sembra una focaccina ma fatta alla piastra si chiama msemen. E' una sfoglia molto sottile, molto unta che ha la consistenza delle sevadas sarde o delle piadine romagnole. E' buona e calda, la donnina della cucina la prepara lì per lì su una specie di testa di manichino ovale bollente. La donnina della cucina ci guarda mentre la assaggiamo, ci sorride, ci dice "italiani! ah, piacere?" e ci riempe il piatto di nuovo. Io la mangio con la marmellata, Endriu col formaggio e Stè con le uova. Insieme alla sevadas beviamo grandi tazze di thè au menthe. E' buonissimo!
Usciamo dalla colazione rintontiti dalla gran mangiata. Corriamo a prendere un autobus alla stazione, rischiamo grosso se non lo prendiamo. In periodo di Ramadan non c'è mica la certezza che i mezzi partano!
Ce la facciamo ad arrivare in tempo. Anzi... siamo talmente in tempo che l'autobus finchè non è pieno non parte. Un'ora e mezza in stazione, divertentissima.
Praticamente l'orario normale degli autobus prevede un tot di corse, l'orario del Ramdan ne prevede un numero inferiore anche della metà e soprattutto senza scadenza. Ovvero: il mercoledì 3 corse. Quindi tu non sai nè quando partiranno le corse e soprattutto nè se partiranno sul serio...
Intanto i 'procacciatori' di clienti gridano all'infinito il nome delle località di destinazione. Ouarzazate è gridata Uarzazè Uarzazè Uarzazè Uarzazè Uarzazè Uarzazè... Essouira: Essouir Essouir Essouir Essouir Essouir Essouir Essouir Essouir...
Finalmente imbarchiamo, siamo seduti distanti tra noi perchè Stè soffre l'auto e sta in cima, davanti a tutti quasi accanto all'autista. Io e Endriu abbiamo cercato i posti meno sporchi. Accanto a me c'è una donna giovanissima dal volto coperto che tiene in braccio un bimbo bellino. Mi chiedo se sia la madre o la sorella e intanto rido a quel piccino avvolto in un pezzo di stoffa.
Il tragitto da Marrakech a Essouira è di circa tre ore. Tre ore di puzza di pesce, puzza di pecora, schiamazzare di galline sotto ai sedili e grida di neonato cacoso.
Il paesaggio è bellissimo. Il paesaggio ci porta dalle palme di Marrakech alla sabbia lunare dei piedi delle montagne, alle valli gialle e rosse, secche di arbusti bruciati, ai sugheri verdi, fino alla pineta costiera.
Per poi: l'oceano blu...