Tempo fa, in un giorno di convalescenza, le sorelle Lunardi si sono date ai giochi da tavolo. La scelta è cascata sul Monopoli. La partita è stata interessante per i primi due giri, gli altri è stato tutto un pagare: l'Anna s'è trasformata in un noto immobiliarista romano e compra qui e costruisci là ha investito i suoi milioni. Il piccolo gruzzolo che la sottoscritta cercava di conservare è sfumato pagando passaggi in strade chic piene di ville e alberghi.
L'altro pomeriggio dalla famiglia michbold, la fallita Alina ha cercato la rivincita con Jane e Aria.
E' andata a finire che con la scusa che doveva andare via, ha mollato la partita altrimenti i passivi nei confronti di Aria (che addirittura ha vinto 2 buoni per uscire gratis di prigione, segno inequivocabile di comprovato abuso edilizio) l'avrebbero ridotta sul lastrico. Anche Jane ha colto la palla al balzo per non incappare in ingenti debiti alla figlia...
Oggi, a casa malandata e tossente, l'Alina ha deciso: studiare tecniche e imparare mosse.
Il monoplio del Monopoli sarà suo!
L'amica Valentina from NYC non smette di stupirmi.
L'altra sera torno a casa tossente, grigia e infreddolita.
Trovo sull'uscio una busta giallina, piccola e allegra. Vedo il timbro postale straniero, batticuore, vedo la bandiera americana, batticuore batticuore, vedo la scritta NYC: batticuorissimo!
Torno in me e penso di essermi dimenticata qualcosa nell'appartamento e la cara signorina giapponese-elegante-gentile Sandy me l'ha rispedita (ma cosa? poi me ne accorgo dopo tre mesi?mmm...), penso al National Geographic a cui sono abbonata da anni (ma non mi hanno mai fatto regalini, sigh!), penso che sto sognando: NY è lontana, che ci fa a casa mia?
Tasto, annuso, scarto, peso e osservo.
Un bigliettino datato 20 gennaio, una spillina.
Due pensieri di Valentina dalla mela e la faccia del pirata Johnny Depp.
Ricevere una cosa per posta è emozionante come non so dir cosa, l'inatteso appare all'improvviso e stupisce di semplicità. Valentina potrebbe farlo con effetti speciali e invece...
La mia collezione di spille si arricchisce di Johnny, dei pirati, di New York e di lei.
Che non perde mai l'occasione di dimostrare originali attenzioni: ieri mi ha mandato (per e-mail) "il tuo preferito":

Con lei NYC non è poi così lontana!
... NY, NY.
Il mattino del 24.12, indecisi sul dafarsi (quando ci sono troppe cose va a finire che perdi più tempo a scegliere che a godertele...) abbiamo girovagato un po' e accalappiati da una luce bellissima abbiamo seguito lo scintillìo del Chriysler Building (vedi post indietro). Ci siamo così ritrovati a Park Avenue, vicini a Grand Central Station.
Da lì, una fermata di metro e siamo approdati al Guggenheim Museum.
Tappa di circa tre ore al museo, che purtroppo se ne stava impacchettato per una ristrutturazione. Ero molto curiosa di vederlo e invece, peccato!, non ho visto che travi, teli bianchi e cartelli... Ne è comunque valsa la pena: la collezione Guggenheim è bellissima e vastissima.
Usciti dal museo, hot dog e bretzel alla mano, abbiamo attraversato la strada. Siamo entrati nel regno delle fate: Central Park. Dopo il Tiergarten berlinese credevo che non ci fosse nulla di più rilassante, nel cuore pulsante di una città. Credevo che non ci fosse nulla di più calmo, nulla di più rigoglioso, nulla di più verde, nulla di più curato. Nemmeno i parchi londinesi. Accidenti! Central Park è un'altra roba!
Nel senso che è proprio diverso. Non so come dirlo... forse la parola giusta con la migliore accezione è "artificiale". Cioè: Central Park è nato per scelta, non naturalmente, quindi è stato pianificato nei minimi dettagli. Ed è bellissimo: viali grandi o piccoli attraversano l'intero giardino, un laghetto fa da specchio d'acqua alle papere, piccoli punti ristoro sparsi qua e là, un teatro indoor e uno outdoor, alberi su cui vivono enormi scoiattoli, panchine dedicate ai frequentatori scomparsi e bellissime pietre scure di basalto che affiorano come colline. La cosa comunque più affascinante sono i profili di palazzi meravigliosi che si scorgono passeggiando. Sembrano sagome dipinte.
Nei film di Woody Allen ci ho passeggiato decine di volte, starci dentro sul serio è un'emozione forte: tutto a un tratto i rumori si chetano, il verde illumina la luce, le persone sono rilassate e il panorama è stupendo.
Andare a NY e non camminare per almeno un paio di chilometri in questo incanto non è vivere la mela a tutti gli effetti.
Dato il freddo e l'ora del giorno abbiamo incontrato poche persone, quindi ci siamo goduti attimi di lontana e silenziosa solitudine.



Ronaldo e la nonna Silvana ieri si sono operati al ginocchio.
Lei al destro, lui non so.
Lui d'urgenza dopo un incidente in campo, lei dopo un'attesa di almeno 8 mesi: le dovevano tornare normali i valori nel sangue di diabete e co.
Lei ha fatto una protesi, lui non so.
Lui a Parigi da un'equipe di specialisti, lei al Versilia dallo staff di ruolo, con la supervisione del cardiologo e del cugino dott. F.
Lui alloggia in una suite, lei in camera con la signora C. operata come lei. Chiacchierano di telenovelas, nipoti e ricette. Dalla loro camera si vedono le Alpi Apuane.
Lui accompagnato dalla fidanzata e dall'amico Leonardo, lei con figlia, nipote e nonna Paola: gli altri badano al nonno.
Lui tra 10 giorni starà di nuovo in piedi, lei tra poco di più.
Lui tra 6 mesi tornerà a fare il suo lavoro: dare calci a un pallone facendosi offendere la mamma dalla tifoseria avversaria.
Anche lei tra un mesetto, fisioterapia permettendo, tornerà a fare il suo lavoro: pasta al forno, coniglio in umido, torta di ricotta e nocino.
Indecisa, titubante e scettica. Ma l'ho fatto. E ora sono felice.
Era tanto che lo volevo, era tanto che ne avevo bisogno.
Mi sono detta: è inutile girarci intorno, come lui, nessun'altro. Quando c'è intesa, c'è intesa. Al nostro primo sguardo abbiamo riposto fiducia l'una nell'altro. Ne ho provati anche diversi, più vicini, ma non sono mai stata rilassata, felice e appagata come con lui.
Allora ho preso il telefono, e l'ho chiamato: "Domani sarò da te, aspettami!"
Quando ci siamo visti, è stato di nuovo feeling, quando mi ha strizzato l'occhio è stata di nuovo intesa:
"Senti, io... ho una voglia! Corti come te, nessuna!"
"Senti... anche io! Originali come te, nessuno!"
Erano mesi che cercavo un sostituto vicino, erano mesi che non mi piacevo così tanto, erano mesi che sognavo di tornare tra le sue forbici.
Oggi sono tornata da LucaIlPisano, parrucchiere dei tempi dell'università, sotto la torre.
L'uomo che individua i miei sogni e me li mette in testa.
Corti, buffi e sbarazzini.
nb: per chi non mi conosce: non frequento saloni, estetiste o simili specie di intrattenimenti femminili, ma portando i capelli mai più lunghi di 5 cm per non sembrare un carciofo o la brutta copia anni '80 della brunetta dei ricchi&poveri...