Come canta una famosa canzone brasileira, bahiana per la precisione (uuuuh, che saudade!):
è agua no mar, o mar è cheio...
è acqua di mare e il mare ne è pieno...
Mentre mi accingevo a trovare un posto lontano dall'immondizia pura (assorbenti, sacchetti, olio, nafta, bottiglie, scatoline, stecchini di leccalecca, profilattici, scarpe: quanto cacchio hanno pagato i politici per la bandiera blu???) per fare un tuffino rinfrescante dalla calicola postprandiale di inizio estate mi sono messa a pensare. Siccome accade di rado, mi sono buttata su una roba facile e bellissima. Il Brasile.
Mentre annaspavo con l'acqua alla vita scansando le schifezze sopracitate mi sono ricordata di una canzone bellissima che a Salavador de Bahìa ho sentito cantare spesso e in ognidove. E che mi pareva calare a pennello mentre invece che nell'acqua di mare mi pareva di essere nel cortile del monnezzaro, quello che si vede dall'autostrada. Insomma, mi sono ricordata del 31 dicembre 2006.
Sul ponte del traghettino che ci trasporta via dall'angolo di paradiso. Tac. Eccomi lì...stordita dalle bellezze viste, incredula del piacere che fisicamente sto provando. Un paradiso, la Ilha do Frade: mangrovie, scimmiette, pappagalli sulla riva di una spiaggia bianca e molto selvaggia dove passano due uomini a cavallo. L'acqua è caldissima e bianca, pulita. Un po' dolce è la sensazione che mi da, non è salata come la nostra ma il salmastro mi chiazza subito le braccia appena mi immergo. E' bellissimo stare lì. Ho un po' paura ad allontanarmi dalla riva ma vorrei nuotare, perdermi, affogare quasi in quel mare azzurro e caldo inebriata dalla natura bellissima che c'è e dalla voglia di libertà che mi fa battere il cuore. Ale sembra impazzito invece, si esalta, nuota, si tuffa, fa gli schizzi e corre. Io non mi stacco dalla mia secca, sembro arenata!
Al rientro dalla mattinata in quel posto celestiale, sul nostro traghettino dove picchia il sole ma la brezzetta rinfresca c'è un trio di ragazzi giovanissimi che suonano e cantano. Le canzoni della città di Salvador, che ti cullano in melodie dolci e danzerine.
E'agua no mar, o mar è cheio...
Inciampo in un sacco di plastica, rischio di poggiare le mani su di un pannolone che galleggia e in un batterdocchio torno a Viareggio alla spiaggia triste di Città Giardino in cui o mar è cheio di schifezze.
Che saudade!
Un po' di post fa, al seguito di questa immaginetta avevo promesso di raccontare cos'è quel verde che s'intravede sulla sinistra.
Alessandro e io avevamo già notato che vicino alla porta del nostro albergo, c'era un'entrata sul cui uscio vedevamo sempre personaggi tra i più curiosi. Pensavamo a roba di cose losche, prostituzione...
Una sera, prima di andare a letto la collina del Pelò è strana: poliziotti schierati agli angoli dei vicoli, poca musica e niente danze per la via. Due donne affacciate ad un terrazzo fanno versi per adescare i militari che fanno la guardia davanti alla loro porta e piove. Piove a gocce grandi, rade e calde, l'acciottolato delle stradine puzza di fango. Che sensazione strana, sembra un letargo, sembra che qualcuno dorma e guai a chi lo sveglia.
L'impressione è la stessa per tutti e due, ci chiediamo, data la nostra assenza nei due giorni precedenti (visita alle cittadine di Cachoeira e Sao Félix nel Reconcavo), se non è successo qualcosa di straordinario: la cattura di un latitante o di un ladro, la soluzione di un caso o perchè no? un terrorista brasiliano...i nostri pensieri da italianetti di provincia portano lontano, anzi, lontanissimo dai banditi o dai terroristi. Ma vicino alla porta dall'uscio misterioso...
La mattina: sole e caldo, umido che si muore. A colazione ci salva la frutta (w l'ananas!), ci riprendiamo dalla fatica di esserci vestiti (costume e pareo!) e decidiamo di andare al mare. Dopo 5 minuti che siamo scesi dalla stanza inizia il diluvio della sera prima: via vai di persone che si rifugiano sotto i porticati, bahìane che s'inzuppano gli abiti bianchi, ambulanti che scappano e...pulmini che arrivano. Pulmini, monovolume, altre auto...velocissime nel viottolino della Ladeira do Pelourinho, da cui scendono donne elegantissime con seguiti di fotografi e cameraman.
E dove vanno? Nella porta dei misteri!
"Alino, è successo qualcosa, andiamo a vedere!", ci avviciniamo e facendo i finti tonti entriamo al seguito di una massa di gente vestita di gran lusso nella porta della curiosità (speriamo di non fare la fine di Alice nel Paese delle Meraviglie!). Pensavamo di essere bloccati dalla squadra di polizia e militari schierata, invece manco ci notano! Ha smesso di piovere, proseguiamo fino in fondo al corridoio della porta e magia...un regno! Si, un regno di verde, uno smeraldo...nel centro di una città! Siamo in una piccola favela nel centro della città di Salvador de Bahìa.
E l'occasione per poterla visitare è una festa, in onore della moglie del Governatore dello Stato di Bahìa che è in visita nel quartiere e tiene un discorso proprio lì...tra cessi, fiori, galline, rastamen, tamburi, fango e bambini.
Altrochè latitanti, banditi o terroristi: una festa per la First Lady...che occidentali-italiani- provinciali che siamo!
Un rastaman: camicia, cravatta, sandali e rasta! (fino ai polpacci)

...tieni cura del mio ambiente





P.S. Ho sentito ora al radiogiornale una triste notizia. Mi sembra impossibile, ma è così.
Un pensiero a Federica, alla sua famiglia e ai suoi amici.
Fundaçao Casa de Jorge Amado, Largo do Pelourinho
Jorge Amado
Targhe nell'ingresso dell' Hotel do Pelourinho

Gabriela cravo e Marcello, e io (Fundaçao Casa de Jorge Amado)
Data l'impossibilità di aggiungere immagini per scarso spazio su questa piattaforma, oggi chiacchiero un po' su Jorge Amado e le foto che lo riguardano le posterò più avanti!
"Jorge Amado: il bahìano più bahìano della stessa città di Bahìa"
Jorge Amado (si pronuncia Giorge Amado e non Iorghe o Horghe perchè è PORTOGHESE e non spagnolo, capito papà?) nasce nel 1912 in una fazenda nello stato di Bahìa non lontanto dalla città di Salvador de Bahìa, è un ragzzino bianco e figlio di fazendeiros nella regione più negra e più schiavista del Brasile... E qui attenzione: ciò che vive a casa sua, nella fazenda di famiglia serve lui per insegnarli la cosiddetta 'coscienza di classe': lavoratori e schiavi, negri e bianchi, paghe e sindacati, compensi e scioperi. A 18 anni si trasferisce a Salvador a studiare, e alloggia proprio nell'Hotel do Pelourinho (vedi foto post precedente). E' nella sua città che ambienta il primo romanzo "O paìs do Carnaval" ("Il Paese del Carnevale").
Attenzione siamo negli anni '30 e in Brasile c'è la dittatura di destra del Generale Gétulìo Vargas. Cosa accade in Europa in questo periodo? L'avvento dei totalitarismi: fascismo e comunismo. Jorge Amado abbraccia l'idea di comunismo e diventa militante politico. Lo si legge bene nelle pagine del secondo romanzo "Suor" ("Sudore") ma ancora meglio nel terzo "Cacau" ("Cacao") del 1933 in cui la lotta di classe per l'uguaglianza sociale è il centro della narrazione. La produzione è nel fior fiore della creatività:
1935 Jubiabà (vedi post precedente e libro amadiano che preferisco!),
1936 Mar Morto (storia d'amore tra i pescatori di Salvador),
1937 Capitani della Spiaggia (bellissimo!)
Per la sua fede politica negli anni '40 è costretto a lasciare il paese e vive in Uruguay e Argentina. Nel 1945 come Deputato del Partito Comunista firma la legge sulla libertà di culto (nel 2007 ancora ci raccapigliamo sul veli-croci-moschee etc. A proposito: ai testimoni di Geova non glielo vieta nessuno di venire a strimpellarti al campanello?!). Ma poi riparte, per l'Europa: Francia e Cecoslovcchia. Torna in Brasile nel 1955 e...si allontana dalla militanza politica perchè si accorge delle cose brutte che sono successe nell'Europa dell'Est durante il regime comunista. E riparte con la letteratura, 1958 "Gabriela Cravo e Canela" ("Gabriella Graofano e Cannella"): il romanzo della svolta. Gli eroi e le eroine dei romanzi non sono più lottatori alla ricerca della giustizia e dell'uguaglianza sociale. Adesso grandi affreschi e descrizioni delle psicologie femminili: Gabriela, Dona Flor, Teresa Batista e tutte le altre. L'ultima pubblicazione è del 1997: 70 anni circa di storie e di vite raccontate! Jorge Amado muore a Salvador nel 2001, quando stava per compiere 89 anni!
Adesso la sua casa è la Fondaçao Jorge Amado nel Largo do Pelourinho, '...cuore negro della città negra di Bahìa...' (Jubiabà, 1935)
La cosa che mi ha colpito di questo autore, artista e uomo di cultura: l'aver saputo ritirarsi quando ha capito e si è reso conto che la sua ideologia era diversa da ciò che in realtà accadeva in Russia. Non ha rinnegato niente, ha semplicemente detto: "io non mi trovo in questi fatti" e si è buttato nei suoi romanzi. Che cosa grande: l'umiltà!
PS Una curiosità per i Versiliesi: la seconda moglie di Amado è la figlia di immigrati garfagnini: Zélia Gattai, nome di spicco della cultura brasiliana come artista e curatrice delle opere del marito.Negli anni '90 i due sono venuti insieme dalle nostre parti e fare visita ai parenti di lei, senza dubbio Lucca e Pietrasanta oltre la Garfagnana.
MENDICANTE
Antonio Balduino, adesso era libero nella città religiosa di Bahìa de Todos os Santos, la Bahìa di tutti i santi e del santone Jubiabà. Viveva la grande avventura della libertà. La sua casa era l'intera città, il suo lavoro percorrerla. Il figlio della collina dei poveri è diventato il padrone della città.
Città religiosa, città coloniale, città negra di Bahìa.
Chiese sontuose decorate in oro, case con le piastrelle azzurre, vecchi caseggiati dove abita la miseria, vie e vicoli lastricati di pietra, antiche fortezze, monumenti storici e il porto, specialmente il porto, tutto appartiene al negro Antonio Balduino. Lui solo è il padrone della città, perchè lui la conosce interamente, sa tutti i suoi segreti, ha scorrazzato per tutte le sue strade, si è trovato presente a tutte le baruffe, a tutti gli incidenti accaduti nella sua città. Controlla la vita della città che gli appartiene. Questo è il suo lavoro. Osserva ogni movimento, conosce ogni bravaccio di Bahìa, va alle feste dove si canta, riceve e imbarca i viaggiatori di tutte le navi. Sa il nome di tutti i velieri ed è amico di tutti i marinai che approdano al Porto da Lenha. [...]
In realtà, il negro Antonio Balduino è l'imperatore della città negra di Bahìa. Un imperatore di quindici anni, allegro e vagabondo. E forse lo stesso Antonio Balduino non lo sa.
(dal libro "Jubiaba", Jorge Amado, 1935)





Sera di Capodanno, gran caldo e molta folla alla Barra. Ci sentiamo un po' a disagio per tutto quella mischia, allora torniamo al Pelourinho. Il Terreiro do Bom Jesus: vuoto, niente capoeira, niente musica in strada e un solo chioschetto aperto. Ci fermiamo lì per una birra, è quasi mezzanotte e almeno un cin cin lo facciamo! Siamo stanchi per l'intera giornata in barca sulle isole nella Baia di tutti i santi. Si avvicina un negrettino e non ci chiede l'elemosina ma fa: "Ciao, siete italiani vero?", stupiti rispondiamo. Si siede con noi e scaccia con 0.50 R$ la ragazza incinta che fuma e chiede spiccioli per il crack "Vai via, non ci stressare!"
"Ciao io sono Daichim, e parlo quattro lingue! Parlo italiano, ablo espanol, falo portugues, I speak english et je parle français"
" Dove le hai imparate?"
"Al Pelourinho, coi turisti!"
"E ci vai a scuola ?"
"mmm, si..." (sorriso da pinocchio e occhio furbo da volpe!)
"Che fai, vivi qua?"
"Si, al Pelourinho!"
"Vuoi mangiare?"
E il nostro cin cin di mezzanotte si è arricchito di Daichim, che io so...è Antonio Balduino!
Vorrei esser brasileira!
Anzi mulacinia (mulatinha= mulattina), oserei dire precinia (pretinha= negrettina)!
Perchè? Il primo motivo è per i loro corpi, anzi per una parte nota di quei fisici da fischio "fufio".
Cacchio, la forza di gravità lì non funziona!
Quelle natiche morbide, tonde, grandi e sode sopra gambe chilometriche e dietro a fianchi esili...un'invidia! Le vedi, anche se non ci fai caso perchè non ti interessano (parlo per me!), le vedi, le noti e allora ti meravigli e pensi che non ci sia crema o chirurgo che possano fare il miracolo. Allora le riguardi con ammirazione "buon per te!" ma in cuore tuo speri che un difettino ce l'abbiano e guardi le gambe: due fusi lunghi quanto me, muscolosi e con le caviglie di un centimetro di diametro! Allora guardi i fianchi: minuscoli! Allora guardi la pancia: dov'è? Allora le tette perchè sono secche e non ce l'hanno mica: invece si, la coppetta di champagne ma di bella fattura! Cazzo, il viso...il viso non è il top avrà un po' di boccona o di nasone: NO, SONO MULATTE E PURE IL VISO E' PERFETTO, CON TANTO DI OCCHI VERDI!
Il secondo motivo sono i capelli: da bimbetta avrei pagato oro per avere le treccine, i fiocchetti, le mollette, le fascie etc etc come le portano loro. Un'invidia per la bambina della famiglia Robinson del telefilm che aveva quelle acconciature eccezionali lì: la coda da una parte con la divisa a zig zag e le trecce dentro: roba da friggere!
Il terzo: la pelle scura! Come la canzone, si, vorrei la pelle nera:
a)c'hanno meno peli e se ce li hanno tanto sono neri e si vedono meno
b) i punti neri idem, e pure i brufoli (che se si vedono tanto non diventano rossi ma neri allora non si vedono)
c) non si abbronzano, essendo già scure o nere, a chiazze come me
Quarto motivo: la musica. Scontato dire che ce l'hanno nel sangue, non è vero! Ci sono le nere/mulatte che sanno ballare e le nere/mulatte che non lo sanno fare...ma tra una nera/mulatta che non sa ballare e una bianca che pure non sa ballare: meglio la nera/mulatta, perlomeno SCULETTA!
Quinto ma non ultimo in ordine di importanza: hanno gli uomini neri/mulatti. Che sono belli ma belli ma belli che il nostro più figo di tutti non è paragonabile al loro più bruttino. Tiè...gli occhi me li sono rifatti pure io! Bicipiti, spalle e pure loro natiche da statua... Si lo so che in quanto donna, potrei accedere anche io alle grazie di un bel brasiliano, ma parliamoci bene: con le donne che c'hanno che guardano una bianchiccia brufolosa, spelacchiata, flaccidina e strinata come me?


Si capisce quello che voglio dire?
Rieccomi, si...
siamo tornati, purtroppo il volo di ritorno lo abbiamo preso e la strada di casa la abbiamo trovata.
Credo di essere come la tipa della pubblicità della crociera che per mesi conitnuava ad avere la depressione post rientro. Si alla fine sono qui che dico "una settimana fa alla tal ora ero nel tal posto a fare tal cosa", mi passerà. E se nn mi passa: riparto!
Capisco ora cos'è la "saudagi brasileira", triste nostalgia do paìs do Carnaval! Accidenti, ripartirei domani!


A Saudade, quella con la S maiuscola... non la si capisce fino a che non si va in Brasile, fino a che non si conosce la gente, non si assaggia la cachaça, non si fa il bagno na ilha do frade, non si ringrazia con 'obrigado', non si mangia la manioca e non si balla un po' di samba!
Sarà perchè sono arrivata a buio fatto e perchè era molto caldo, la prima notte a Bahìa ho creduto di vivere nella fantasia di Jorge Amado, poi col passare dei giorni invece mi sono accorta che è a realidade!
Comunque, appena arrivati e sistemati nel primo hotel, prenotato dall'Italia tramite Lonely Planet (e cambiato in prima mattina il giorno seguente!) siamo subito usciti, non ancora convinti al 100% che lì fosse estate...nel senso che io ci metto sempre un po' ad orientarmi con corpo e mente. Sapevo di essere a Bahìa, con 4 ore di fuso, con 30°, che era buio, che mi chiamo Alessandra e che sono italiana...ma come mi succede quando mi trovo lontana da riferimenti conosciuti...perdo il controllo! Allora mi rallento e rifletto (riflessione durata l'oretta di trasferta in autobu...anzi onibus dall'aeroporto a Praça da Sé e la cena a base di succo di abacaixi=ananas)...mi dico: mbè, il mondo gira pure da questa parte. Il mondo, il mondo, il mondo...cazzo sono in una parte del mondo, lontana dalla mia, sono DALL' ALTRA PARTE del mondo...sono in Sud America...sono un po' più a testa in su e mangio, vedo e respiro, parlo, bevo e mi scappa la pipì...tutto regolare! Ma che strano, vederlo il mondo...nel senso che lo so che esiste il Brasile, esiste Bahìa, ho pure studiato un po' di letteratura brasileira, ma esserci è...non lo so...fatto sta che sono rimasta per quelle 2 orette stordita e ammutolita nel vedere che immensa beatitudine mi da accorgermi con mano che esistono cose belle come il mondo!
La notte mi sono addormentata sfinita di caldo e stanchezza, la mattina successiva di corsa a posare i bagagli all' Hotel Pelourinho, centro della Cidade Alta. Ecco cosa si vede da lì:
tenere bene a mente la zona verde che si vede qua a destra, in uno dei prossimi post racconto perchè!
davanti si scorge una striscia di terra: Ilha de Itaparica.
...CI VEDIAMO DOPO BEFANA...

Sto preparando la valigia: per Capodanno sarà più adatto il due pezzi nero o quello colorato?