Già finita la corsa in Corse.
Ile de beauté, dicono.
Io direi anche di relax, mare blu, spiagge nascoste, formaggio buono, delfini saltellanti, basilico profumato, asini raglianti, miele dolce e vento maestrale, anz u Libecciu.
Finite le Olimpiadi.
E finiti anche i due libri, letti in interscambio con Elisa:
"La solitudine dei numeri primi". Solitudine davvero. Troppa.
"La strada". Solitudine ancora, di più. Ma straordinaria, mozzafiato.
E io avevo altre 11 persone accanto.
Una sera, questo periodo, qualche anno fa. Lei è con gli amici e c'è un nuovo arrivato: "vorrei nuotare nei suoi occhi e odorare il suo sorriso".
Lui si avvicina, lei si nasconde.
Lui sorride "noi ci conosciamo?"
Lei arrossisce "no"
Lui sorride "si"
Lei sussurra "mi piace la tua fantasia"
Lui sorride "è la verità"
Lei sorride, lui arrossisce.
Lui sussurra "ci vedremo presto"
Lei sorride "chissà"

Ebbene, eccomi tornata. Si, per i viaggi si parte, ma poi purtroppo si rientra pure. Più ricchi, più eccitati, più colti, più entusiasti e anche un po' più folli.
Ecco, da NY si rientra così, ma all'ennesima potenza.
NY è bella, ma anche brutta, ricca ma anche povera, metropoli ma anche campagna, fiume, lago, giardino, parco e spiaggia; all'avanguardia ma antica, tecnologica ma fetiscente, bianca ma anche nera, gialla, rossa, mulatta, bionda e tinta, a righe, a quadri, vuota o piena, luminosa, buia, eccentrica, solitaria, romantica, caotica, calma, rumorosa, silenziosa, vittoriosa, perdente, musicale o zitta.
NY è vera, NY è falsa. E' la Grande Mela.
E mi ha risucchiata.
Partiamo dall'inizio. Sono arrivata a NY City, stato di New York, U.S.A.; perchè Alessandro mi ha imbarcata sul suo tappeto volante. Siamo arrivati il 20 dicembre 2007 ore 19 circa locali, in Italia 6 di più, nel nostro piccolo appartamentino sulla 44' street.
Ci hanno accolto la giapponesina proprietaria, la nostra amica V, emigrata per amore nel centro della Mela e L. il marito indigeno. Con loro ci hanno accolto i grattacieli, l'Hudson River, la subway, i taxi gialli, le strade a 3 corsie, le streets, le avenues e un pub sul porto a mangiare del pesce. Il traffico c'è, scorre, anzi corre parecchio veloce: i semafori sono onde da surfare (lo dice L l'automobilista autoctono), la città è un reticolato di vie. Da un balzo ad un altro vediamo passare grattacieli altissimi, facciate bellissime, vetrine luminossime, architetture differenti, facce differenti, razze differenti. Che appunto, non sono indifferenti, ma affascinanti, incantatrici. Occhi che vedono, occhi che assorbono. Palazzi, capolavori, architetture fatte per essere godute. Da tutti.
Il nostro appartamentino è sulla 44'st, quasi sull'angolo della 9'av: un quartiere molto a ovest, nel centro di Manhattan. La zona si chiama Hell's Kitchen, per probabili trascorsi non troppo quieti. Comunque ora è molto bello: palazzi piccoli, molti negozi, uffici e soprattutto l'Hudson da una parte e Time Square dall'altra a pochi isolati. La metro è vicinissima, gli autobus fermano all'angolo opposto: ottima posizione logistica. Sono tre stanze, carine, sobrie e pratiche. La vita a Manhattan è stretta, deve essere per forza pratica. Non per forza veloce, ma facile si. E' bello per me, è il contrario di come vivo ora, e mi piace. Imparo tante più cose anche così.
Prendere i mezzi pubblici per me è il massimo, è il modo per muoversi e conoscere comunque: imparare a districarsi, imparare a valutare, vedere molte persone e riposarsi. Camminare a piedi mi piace, ma ogni tanto è bello anche imbarcare su un autobus e vedere la città in movimento dall'alto. O dal basso, tra i labirinti sotterranei della metropolitana più grande e più frequentata del mondo.
Alla facciata del nostro piccolo loft, c'è la scaletta esterna. Non è una cosa da rose rosse sul balcone con la Traviata di sottofondo (Pretty Woman), ma la scala antincendio. Se ne vedono tante, tutte sui palazzi più vecchi. E sono strane per me, che mi immaginavo solo mega facciate di vetro, quelle scalettine rugginose e appese con cui il cinema ha giocato un mucchio.
La sera del 20 mi sono addormentata incosciente di essere parte dello spicchio della Mela, mi sono fatta ingoiare dal jet lag nel letto, mi sono spaventata tante volte per i clacson delle auto. Mi sono sognata la Statua della Libertà...
Un messaggio veloce di auguri di buone vacanze.
Sono di fretta, devo ancora fare la valigia.
Non mi sembra vero...
Domani a quest'ora sarò a Manhattan! :o)
BUONE FESTE!
L'amico Raffa-superallenato venerdì ci ha lanciato l'idea. Ieri ci abbiamo pensato, riflettuto, discusso e ridiscusso.
Stamani alle 9 è suonata la sveglia. L'Alino-volitivo voleva mantenere promessa fatta all'amico Raffa-superallenato.
Così la sottoscritta-nèvolitivanèsuperallenata stamani ha seguito l'Alino-volitivo, con un occhio chiuso e l'altro anche e lo stomaco in subbuglio da troppe precedenti scorpacciate.
Appena uscita dalla macchina la sottoscritta-nèvolitivanèsuperallenata ha sgranato gli occhi, allacciato gli scarponi, riempito la borraccia, ingranato la marcia e via.
Alla volta del rifugio CAI Forte dei Marmi. 4 ore di cammino totali con pausa pranzo di vino, prosciutto, pane e castagne.
Per ricordarmi che viaggiare è bellissimo, anche così.









foto (tranne le ultime due) di Alessandro Lazzerini
La prima sera a Marrakech passa con noi immersi nella follia del Ramadan, nella Djema El Fna. Io mi ubriaco di odori e sapori, rumori, cantastorie, tatuaggi all'henné, serpenti veri e serpenti finti. Il moezzin alle 6 in punto inizia a chiamare i fedeli alla preghiera, c'è solo un breve spazio di tranquillità. Poi, appunto, scoppia una specie di carnevale.
I mercanti non fanno altro che attirare la nostra attenzione sulle loro (bellissime) merci. La cosa all'inizio è innocua, dopo, quando il limite dei contatti fisici si fa labile io mi infastidisco... soprattutto per quel che riguarda "merci" di un certo tipo. Stè e Endriu ci ridono, io mi innervosisco. Mi raccontano allora dell'India... dopo mi calmo, non ci sono paragoni!
Ad una certa ora, decido comunque di salire. Mi sento sfatta, sporca e puzzolente, preferisco avviarmi per fare un bagno e infilarmi indisturbata nel letto.
La camera è sporca, la porta chiude male e le travi sono tutte mangiate in fondo. Il bagno ha un sacco di insetti che circolano indisturbati. Conto fino a 10 per non gridare più forte di un moezzin. Poi prendo coraggio e a ciabattate li ammazzo tutti, apro la doccia e lavo il pavimento. Poi finalmente mi lavo anche io.
Mi infilo nel letto e crollo. In un sonno profondo. Avverto che i ragazzi rientrano e mi riaddormento. Mi risveglio verso le 3, sento un sacco di rumore per la via: vociare, cantare, bottiglie, gridare. Una sorta di postCarnevalDarsena...
Alle 6 c'è il primo richiamo di Allah. Uno spavento... come se per un momento non mi ricordassi dove ero!
Ci svegliamo tutti: oplà, les garcons, colazione e partenza per Essouira.
Scendiamo giù per mangiare. Le tavole sono imbandite di ogni ricchezza: frutta fresca e secca, marmellate, miele, latte, thè au menthe, biscotti, uvette, yogurt, caffè, pain au chocolat, brioches, msemen, burro, uova e olio sale e pepe.
Per questioni di parcondicio io assaggio tutto. Quella cosa che sembra una focaccina ma fatta alla piastra si chiama msemen. E' una sfoglia molto sottile, molto unta che ha la consistenza delle sevadas sarde o delle piadine romagnole. E' buona e calda, la donnina della cucina la prepara lì per lì su una specie di testa di manichino ovale bollente. La donnina della cucina ci guarda mentre la assaggiamo, ci sorride, ci dice "italiani! ah, piacere?" e ci riempe il piatto di nuovo. Io la mangio con la marmellata, Endriu col formaggio e Stè con le uova. Insieme alla sevadas beviamo grandi tazze di thè au menthe. E' buonissimo!
Usciamo dalla colazione rintontiti dalla gran mangiata. Corriamo a prendere un autobus alla stazione, rischiamo grosso se non lo prendiamo. In periodo di Ramadan non c'è mica la certezza che i mezzi partano!
Ce la facciamo ad arrivare in tempo. Anzi... siamo talmente in tempo che l'autobus finchè non è pieno non parte. Un'ora e mezza in stazione, divertentissima.
Praticamente l'orario normale degli autobus prevede un tot di corse, l'orario del Ramdan ne prevede un numero inferiore anche della metà e soprattutto senza scadenza. Ovvero: il mercoledì 3 corse. Quindi tu non sai nè quando partiranno le corse e soprattutto nè se partiranno sul serio...
Intanto i 'procacciatori' di clienti gridano all'infinito il nome delle località di destinazione. Ouarzazate è gridata Uarzazè Uarzazè Uarzazè Uarzazè Uarzazè Uarzazè... Essouira: Essouir Essouir Essouir Essouir Essouir Essouir Essouir Essouir...
Finalmente imbarchiamo, siamo seduti distanti tra noi perchè Stè soffre l'auto e sta in cima, davanti a tutti quasi accanto all'autista. Io e Endriu abbiamo cercato i posti meno sporchi. Accanto a me c'è una donna giovanissima dal volto coperto che tiene in braccio un bimbo bellino. Mi chiedo se sia la madre o la sorella e intanto rido a quel piccino avvolto in un pezzo di stoffa.
Il tragitto da Marrakech a Essouira è di circa tre ore. Tre ore di puzza di pesce, puzza di pecora, schiamazzare di galline sotto ai sedili e grida di neonato cacoso.
Il paesaggio è bellissimo. Il paesaggio ci porta dalle palme di Marrakech alla sabbia lunare dei piedi delle montagne, alle valli gialle e rosse, secche di arbusti bruciati, ai sugheri verdi, fino alla pineta costiera.
Per poi: l'oceano blu...
Insomma, arriviamo a Marrakech, io Endriu e Stè. Scendiamo dall'aereo e a piedi andiamo verso l'uscita dell'aeroporto.
Ci blocchiamo subito: fila per il timbro.
Fuori ci sono palme e polvere, datteri e caldo. Un caldo secchissimo e un po' fastidioso. Dentro guardo le scritte in arabo. Trovo bellissima la grafia araba, sembra un disegno, un ornamento. Il fatto poi che si scriva da sinistra verso destra mi affascina un mucchio. Mi ricordo che mi veniva detto, da bimba, che gli arabi scrivono al contrario. Ma al contrario di che!? Mi piace poi che spesso è rifinita d'oro, sicuramente un po' kitsch, ma preziosa.
Finalmente riusciamo ad avere, sul passaporto, il timbro con la faccia del Re Mohammed, giovane re del Regno del Maghreb, assai progressista. Nei giorni precedenti alla partenza ha tolto l'obbligo di indossare il velo a scuola. Bella cosa, avanguardistica assai se penso che in Italia fa ancora scalpore decidere se tenere il crocifisso nei luoghi pubblici.
Usciamo dall'aeroporto, cambiamo euro per dirham, o dinari marocchini. 1 euro= 10 dh, con quella cifra ci si possono comprare 10 pani, oppure 10 bottiglie d'acqua, o 10 arance. O ancora un cammellino di legno o 2 portachiavi fatti a babouches.
Appena ci affacciamo fuori siamo invasi da tassisti, la guida consiglia di dirigerci verso la stazione degli autobus. Noi cerchiamo... ma siamo pressati. Alla fine contrattiamo un taxi per noi tre e i bagagli. Non ricordo la cifra. Ricordo solo le nostre risate alla trattiva di Stè.
Ci buttiamo per strada, su una Uno che segna con contachilometri rotto una roba tipo 80.000 km, che ha la tappezzeria scozzese rossa e verde e la radio che canta. Il ragazzo ci fa pure da guida e quando passiamo attraverso le mura della città, in un italiano impeccabile ci racconta un sacco di cose.
Marrakech è bella, profumata, calda e gialla.
Sembra zafferano, è ricca come lo zafferano, è saporita come lo zafferano. Giardini e palazzi ricchi si intrecciano nella visuale della città esterna alla medina. Donne in minigonna o tailleur, gruppi di studenti e studentesse, i bambini con le tute di marca scendono dallo stesso autobus dove siedono anche donne velate, uomini con la barba lunga, altri bambini con le babouches.
La realtà mi stupisce: nei giardini ci sono ragazzi a fare jogging, donne a chiacchierare con riviste di gossip, borse della spesa e rossetto, ragazze coi libri di anatomia in mano, anziani appoggiati a bastoni a chiacchierare.
Posiamo i bagagli all'Hotel Alì, proprio lì sulla Djema El Fna, 150 dirham per camera quadrupla a notte: classe economica, consigliato dalla Lonely Planet per la caratteristica gestione tipicamente marocchina e per l'ottima cucina. Tutto vero. Bellissimo, sporco, fatiscente e tremendamente affascinante. Col couscous migliore del mondo.
Scendiamo nella piazza. Meno male mi avevano avvertita: incantatori di schifosi ma poveri, tristi e malridotti serpentucoli tentano di metterli sulle spalle di ignari turisti. I quali: o schiattano di paura o si fanno la foto-ricordo. In ogni caso per levarsi il boa di dosso, il tursita sgancia una lauta mancia all'incantatore dall'abito colorato e il sorriso beffardo.
Riusciamo ad attraversare la piazza incolumi. Ci inoltriamo nella medina. Nei souks della medina di Marrakech. Il suono del piffero incantatore ci accompagna ben bene dentro i vicoli.
http://www.voiaganto.it/marocco/marrakech/marrakech/guida-viaggi-vacanze-turismo-G1009875.html
piccola guida segnalata da una passante-lettrice del blog.
(segue...)
Stanotte Albertino torna. Venti giorni di surf in Marocco, venti giorni di vita, dice lui.
L'anno scorso di questi tempi ho passato anche io i miei giorni di vita in Marocco.
Un viaggio. Gli amici. La macchina fotografica. Lo zaino da trekking.
Sono partita esausta, confusa, arrabbiata e molto triste. Sono tornata rinfrancata, rilassata, cambiata e cresciuta.
La compagnia è stata fondamentale, ripenso ai momenti passati coi 4 compagni di vita-viaggio con estrema nostalgia. La condivisione di certe esperienze non si dimentica, la vicinanza del loro affetto resta impressa. Le avventure vissute insieme sono indelebili.
La decisione di partire l'avevamo presa mesi prima, mi pareva che il giorno della partenza dopo tutti gli incontri e le pianificazioni, non arrivasse mai. Invece ricordo l'emozione del viaggio in auto fino a Milano per prendere il volo. E l'atterraggio a Marrakech.
L'ocra arido dell'aria, del terreno, le palme, gli occhi delle donne, gli odori di polvere.
(segue...)

Hotel Zitoune, parete di maioliche

Djema el Fna: lavori in corso. Dalla terrazza dell'Hotel Alì

Hammam dell' Hotel Alì, per uomini e donne

Corte dell'Hotel Alì, Djema el Fna

Pepsi

Ramadan
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