Sono le due e cinque, lo so; la sveglia suona tra cinque ore circa, lo so.
Ma m'è piombato tra le mani uno degli aggeggi più prepotenti e mefistofelici degli ultimi anni.
E' piccolo e nero.
Il mio Nano 8 Giga.
(+ Radio Remote, diciamola tutta!)
L'amica Valentina from NYC non smette di stupirmi.
L'altra sera torno a casa tossente, grigia e infreddolita.
Trovo sull'uscio una busta giallina, piccola e allegra. Vedo il timbro postale straniero, batticuore, vedo la bandiera americana, batticuore batticuore, vedo la scritta NYC: batticuorissimo!
Torno in me e penso di essermi dimenticata qualcosa nell'appartamento e la cara signorina giapponese-elegante-gentile Sandy me l'ha rispedita (ma cosa? poi me ne accorgo dopo tre mesi?mmm...), penso al National Geographic a cui sono abbonata da anni (ma non mi hanno mai fatto regalini, sigh!), penso che sto sognando: NY è lontana, che ci fa a casa mia?
Tasto, annuso, scarto, peso e osservo.
Un bigliettino datato 20 gennaio, una spillina.
Due pensieri di Valentina dalla mela e la faccia del pirata Johnny Depp.
Ricevere una cosa per posta è emozionante come non so dir cosa, l'inatteso appare all'improvviso e stupisce di semplicità. Valentina potrebbe farlo con effetti speciali e invece...
La mia collezione di spille si arricchisce di Johnny, dei pirati, di New York e di lei.
Che non perde mai l'occasione di dimostrare originali attenzioni: ieri mi ha mandato (per e-mail) "il tuo preferito":

Con lei NYC non è poi così lontana!
... NY, NY.
Il mattino del 24.12, indecisi sul dafarsi (quando ci sono troppe cose va a finire che perdi più tempo a scegliere che a godertele...) abbiamo girovagato un po' e accalappiati da una luce bellissima abbiamo seguito lo scintillìo del Chriysler Building (vedi post indietro). Ci siamo così ritrovati a Park Avenue, vicini a Grand Central Station.
Da lì, una fermata di metro e siamo approdati al Guggenheim Museum.
Tappa di circa tre ore al museo, che purtroppo se ne stava impacchettato per una ristrutturazione. Ero molto curiosa di vederlo e invece, peccato!, non ho visto che travi, teli bianchi e cartelli... Ne è comunque valsa la pena: la collezione Guggenheim è bellissima e vastissima.
Usciti dal museo, hot dog e bretzel alla mano, abbiamo attraversato la strada. Siamo entrati nel regno delle fate: Central Park. Dopo il Tiergarten berlinese credevo che non ci fosse nulla di più rilassante, nel cuore pulsante di una città. Credevo che non ci fosse nulla di più calmo, nulla di più rigoglioso, nulla di più verde, nulla di più curato. Nemmeno i parchi londinesi. Accidenti! Central Park è un'altra roba!
Nel senso che è proprio diverso. Non so come dirlo... forse la parola giusta con la migliore accezione è "artificiale". Cioè: Central Park è nato per scelta, non naturalmente, quindi è stato pianificato nei minimi dettagli. Ed è bellissimo: viali grandi o piccoli attraversano l'intero giardino, un laghetto fa da specchio d'acqua alle papere, piccoli punti ristoro sparsi qua e là, un teatro indoor e uno outdoor, alberi su cui vivono enormi scoiattoli, panchine dedicate ai frequentatori scomparsi e bellissime pietre scure di basalto che affiorano come colline. La cosa comunque più affascinante sono i profili di palazzi meravigliosi che si scorgono passeggiando. Sembrano sagome dipinte.
Nei film di Woody Allen ci ho passeggiato decine di volte, starci dentro sul serio è un'emozione forte: tutto a un tratto i rumori si chetano, il verde illumina la luce, le persone sono rilassate e il panorama è stupendo.
Andare a NY e non camminare per almeno un paio di chilometri in questo incanto non è vivere la mela a tutti gli effetti.
Dato il freddo e l'ora del giorno abbiamo incontrato poche persone, quindi ci siamo goduti attimi di lontana e silenziosa solitudine.



La cosa che mi ha attratto di più della Mela credo che sia proprio questa.
Di notte brilla e di giorno scintilla. Lo si vede luminoso da ogni parte della città, si erge alto e magnifico sulle cime degli altri grattacieli, solo l'Empire State Building lo supera di pochi metri. E lo antecede di pochi mesi. Un anno se non ricordo male, siamo a cavallo degli anni '30-'31, la fine del proibizionismo è alle porte.
E' impressionante la sua punta: costruita in gran silenzio e applicata solo alla fine, per scoraggiare gli avversari, per slanciare, per impaurire.

Da Lexington Avenue

Dal taxi, passando per la 42th street

Da 42th street

Dal Brooklyn Bridge (25.12.07)

La base con le acquile, è il 20°piano

Dall'Empire State Building... tirava un vento!

Dalla barca della Circle Line, giro completo dell'isola di Manhattan, East River side. Impressionante se si pensa a quanta gente vive in questa striscina...

Marciapiede di Park Avenue, angolo 42th street, vicino a Grand Central Station

La guglia è un capolavoro.

Ancora dalla Circle Line (East River side), l'edificio sulla sinistra in primo piano è la sede dell'ONU
Info da Wikipedia:
Il grattacielo Chrysler fu progettato da William van Alen, fu eretto velocemente (in media, quattro piani a settimana) e nessun operaio morì durante i lavori.
In realtà, van Alen aveva già ottenuto il permesso di costruire una guglia di 38 metri. Costruita in acciaio inossidabile 'Nirosta', essa fu eretta in cima all'edificio un pomeriggio del novembre 1929, rendendo il Chrysler Building non solo l'edificio più alto del mondo, ma pure la struttura più alta. Van Alen e Chrysler mantennero questo primato per meno di un anno fino al completamento dell'Empire State Building. Sfortunatamente, la soddisfazione di van Alen per il risultato raggiunto fu raggelata dal rifiuto di Walter Chrysler a pagare la sua parcella. Il Chrysler Building aprì al pubblico il 27 maggio 1930.
Nel 2005 questo edificio Art Dèco è stato definito il "più bel grattacielo di New York" da 90 dei 100 membri della giuria americana composta da architetti, critici, ingegneri, storici dell'arte, avvocati, studenti.
Intorno alla base della cuspide vennero sistemate delle colossali aquile americane, che si proiettavano come grondoni verso l’orizzonte. Il composito messaggio era chiaro: una celebrazione individuale nell’ambito del sistema economico americano.
Oggi per sfamare la sete di New York ho comprato: Crooklyn, Jungle Fever, Mo' better blues, Do the right thing.
Ieri avevo guardato: Manhattan, Breakfast at Tiffany's.
Presto guarderò di nuovo: 09.11.01, La 25a ora, Io e Annie, Una sirena a Manhattan.
Anzi, quasi quasi vado pure al cine a vedere Will Smith, la boiata "I'm the Legend" solo per rivedere il Chrysler. E se non lo inquadrano mai, chiedo il rimborso!
E se fanno vedere uno scorcio di Brooklyn li perdono...
E se fanno vedere Central Park sorrido...
E se fanno vedere il Museo di Storia Naturale rido di gusto...
E se fanno vedere la 5th Avenue mi emoziono...
E se fanno vedere la Broadway sussulto...
E se fanno vedere Park Avenue batto le mani...
E se fanno vedere Chelsea grido...
E se fanno vedere Harlem faccio un'ovazione...
Top 10 della visita:
10 - Rockfeller Center, rockfellassenta, e albero.
9 - Madison Square Garden e relativo spettacolo del Cirque du Soleil.
8 - Time Sq in notturna, perchè è la reggia del consumismo ma alla fine i cartelli ipnotizzano come una stregoneria.
7 - Il Guggenheim Salomon Museum, che era impacchettato e non ho visto l'esterno (l'interno è una figata!) e che la temporanea dentro non mi è piaciuta tanto.
6 - Park Avenue: è bella, grande e alberata e speri di vedere lui e Annie sbucare da qualche angolo.
5 - Il MOMA. Mi ha vinto. Ha avuto la meglio con i suoi quattro, immensi, vasti, bellissimi piani. Al piano del design, dopo 3 ore di quadri, ero stonata! Ho mollato. La vastità e la folla mi hanno vinto. Le giapponesi che si fotografavano accanto a "Les demoiselles d'Avignon" hanno assorbito il più delle mie energie.
4 - Central Park. Perchè non pensi di essere nel cuore di Manhattan, perchè pensi che il progresso e lo smog siano lontani, perchè gli scoiattoli sono più grossi di me. Perchè vedere il profilo dei palazzi mentre pensi di essere in campagna, è molto suggestivo.
3 - SoHo (SOuth HOuston st) e il Village. Brulicano di gente, di colori, di rumori, di odori. Vetrine, gallerie, locali, bar. Allegria e frenesia.
2 - Brooklyn, diversa anni luce da Manhattan Bellissima, lontana, pura e luminosa. Peccato esserci stati solo un pomeriggio.
Chelsea piena di gallerie d'arte dove si possono ammirare le cose di tendenza ma anche quelle belle. E soprattutto divertenti. Ed è un quartiere molto popolare...
1 - The Bronx: Little Italy è quello che Spike Lee racconta molto bene. Molto divertente, da vedere, da vivere... non so!
Harlem: la 125th st. Essere nero vuol dire riconoscersi in un punto di vista, uno stile, una cultura. Harlem ha sfornato: Malcolm X, i Luther King e le Black Panters. Basta?
Devo dire la verità. Non credevo che fosse così. Così, proprio così. Come la si vede nei film, o sulle riviste. A tratti mi sembrava di poter vedere l'uomo pipistrello correre sulle cime dei grattacieli. Certe sere il suo profilo mi sembrava Gotham City.










La maggior parte delle immagini sopra sono state scattate in condizioni di luce precaria (buio) e in movimento (da un taxi, su cui purtroppo non c'era De Niro). Il fatto che siano mosse però mi suggestiona molto il ricordo della lucentezza ipnotica che ho visto in Times Squares, o dall'osservatorio dell'Empire State Building.
La prima fotografia (Gotham) è il particolare di un cartellone di lavori in corso che ho visto molte volte per ristrutturazioni edilizie. Calza a pennello con la visione di questa Manhattan (che ne ha infinite altre comunque). Ghotam City= Batman= Tim Burton. Si, atmosfere Burtiane sicuramente.
La seconda be'... è lo skyline della Lower Manhattan, ovvero la zona economica, Wall Street, il World Trade Center. La foto è scattata dal battello che ha circumnavigato l'isola di Manhattan. Da notare come sia impressionante il fatto che grattacieli così alti sembrino sospesi invece che appoggiati su una piccola striscia di terra. Il trucco c'è, ce lo ha spiegato la Paolo la guida. La zona di NY ha basi che risalgono all'era glaciale (Bronto se leggi, correggimi pure!) in cui vari strati magmatici raffredatisi si erano solidificati ed erano diventati basalto. Il basalto è una pietra durissima e scura che in molte parti della città (soprattutto a Central Park) tuttora affiora dal terreno. Alla fine della glaciazione tutto il ghiaccio che stava sopra NY è scivolato verso nord e in piccola parte si è sciolto. E' così che tutte le rocce nella città hanno la punta indirizzata a nord, che Manhattan è un'isola in mezzo a due fiumi molto bassi (100 mt ca) che sfociano poco dopo nell'oceano e che è stato possibile costruire grattacieli così alti. Il basalto è infatti una pietra durissima, talvolta per piantare delle fondamenta si fa uso di dinamite.
La terza: dal finestrino baganato del taxi si intravede la Broadway e dietro l'Empire State Building illuminato coi colori della bandiera italiana, io colta da antipatriottismo-antiprovincialismo ho sperato che non fosse riconducibile a quello.
Ancora l'Empire, con la punta molto gothamesca.
Times Square, sotto la pioggia in un continuo tripudio di schermi zampillanti di colori e magia. Sarei rimasta incantata ad osservarli uno a uno. Meno male il taxi correva veloce allo scattare del verde!
Il Chrysler, uno dei palazzi più belli della Mela. Credo il mio preferito, nel suo stile futurista e rigoroso. L'immagine più gothamesca per eccellenza perchè gli ultimi piani sono di un materiale molto riflettente che di giorno brilla come un diamante. Bellissimo riconoscerlo sempre in ogni scorcio della città.
La settima foto è stata scattata dalla finestra dell'appartamento al 16° piano degli amici newyorkesi. Che strano non vedere il tuo dirimpettaio, no?
L'ottava è un pezzo di facciata del New York Times a Time Square. Il grandangolo della mia compattina arriva a 35mm, per inquadrare un altro po' avrei dovuto avere come minimo un 20mm!
L'ultima è un piccolo scorcio di Ground Zero, dove prima stavano le Twins Towers e dove ora c'è un enorme buco. Io abbraccio la teoria della conoscenza di Mr. Bush dell'attacco, quindi mi sono impressionata molto nel vedere in che modo sono state spazzate via le 2 torri, altri 2 palazzi limitrofi, una piazza e soprattutto 60.000 persone. Dico solo che qualche costruzione lì d'intorno sta ancora cadendo a pezzi, ma mi fermo onde evitare di cadere in una retorica antibushana lunga oltre tre pagine.
Ebbene, eccomi tornata. Si, per i viaggi si parte, ma poi purtroppo si rientra pure. Più ricchi, più eccitati, più colti, più entusiasti e anche un po' più folli.
Ecco, da NY si rientra così, ma all'ennesima potenza.
NY è bella, ma anche brutta, ricca ma anche povera, metropoli ma anche campagna, fiume, lago, giardino, parco e spiaggia; all'avanguardia ma antica, tecnologica ma fetiscente, bianca ma anche nera, gialla, rossa, mulatta, bionda e tinta, a righe, a quadri, vuota o piena, luminosa, buia, eccentrica, solitaria, romantica, caotica, calma, rumorosa, silenziosa, vittoriosa, perdente, musicale o zitta.
NY è vera, NY è falsa. E' la Grande Mela.
E mi ha risucchiata.
Partiamo dall'inizio. Sono arrivata a NY City, stato di New York, U.S.A.; perchè Alessandro mi ha imbarcata sul suo tappeto volante. Siamo arrivati il 20 dicembre 2007 ore 19 circa locali, in Italia 6 di più, nel nostro piccolo appartamentino sulla 44' street.
Ci hanno accolto la giapponesina proprietaria, la nostra amica V, emigrata per amore nel centro della Mela e L. il marito indigeno. Con loro ci hanno accolto i grattacieli, l'Hudson River, la subway, i taxi gialli, le strade a 3 corsie, le streets, le avenues e un pub sul porto a mangiare del pesce. Il traffico c'è, scorre, anzi corre parecchio veloce: i semafori sono onde da surfare (lo dice L l'automobilista autoctono), la città è un reticolato di vie. Da un balzo ad un altro vediamo passare grattacieli altissimi, facciate bellissime, vetrine luminossime, architetture differenti, facce differenti, razze differenti. Che appunto, non sono indifferenti, ma affascinanti, incantatrici. Occhi che vedono, occhi che assorbono. Palazzi, capolavori, architetture fatte per essere godute. Da tutti.
Il nostro appartamentino è sulla 44'st, quasi sull'angolo della 9'av: un quartiere molto a ovest, nel centro di Manhattan. La zona si chiama Hell's Kitchen, per probabili trascorsi non troppo quieti. Comunque ora è molto bello: palazzi piccoli, molti negozi, uffici e soprattutto l'Hudson da una parte e Time Square dall'altra a pochi isolati. La metro è vicinissima, gli autobus fermano all'angolo opposto: ottima posizione logistica. Sono tre stanze, carine, sobrie e pratiche. La vita a Manhattan è stretta, deve essere per forza pratica. Non per forza veloce, ma facile si. E' bello per me, è il contrario di come vivo ora, e mi piace. Imparo tante più cose anche così.
Prendere i mezzi pubblici per me è il massimo, è il modo per muoversi e conoscere comunque: imparare a districarsi, imparare a valutare, vedere molte persone e riposarsi. Camminare a piedi mi piace, ma ogni tanto è bello anche imbarcare su un autobus e vedere la città in movimento dall'alto. O dal basso, tra i labirinti sotterranei della metropolitana più grande e più frequentata del mondo.
Alla facciata del nostro piccolo loft, c'è la scaletta esterna. Non è una cosa da rose rosse sul balcone con la Traviata di sottofondo (Pretty Woman), ma la scala antincendio. Se ne vedono tante, tutte sui palazzi più vecchi. E sono strane per me, che mi immaginavo solo mega facciate di vetro, quelle scalettine rugginose e appese con cui il cinema ha giocato un mucchio.
La sera del 20 mi sono addormentata incosciente di essere parte dello spicchio della Mela, mi sono fatta ingoiare dal jet lag nel letto, mi sono spaventata tante volte per i clacson delle auto. Mi sono sognata la Statua della Libertà...